29 feb 2012

Mirko Pagliacci. Il pittore del tempo sincero

Il nostro passato 
ci segue tutt’intero, 
in ogni momento 
(Henri Bergson)

Le lancette corrono, il tempo passa, la storia si rinnova, Mirko se ne appropria, ritorna nel passato, lo rivisita, lo ricrea, per poi accompagnarci, come un Cicerone, nei suoi abissi, attraverso la sua inconfondibile e inimitabile arte.
Apparentemente semplice nella visione ma profonda nel significato e nel messaggio, l’opera di Pagliacci attraversa il tempo, la storia.
Come un valoroso cavaliere, l'artista ci guida nei tortuosi sentieri del passato, alla ricerca di miti e di idoli appartenenti ad epoche completamente diverse e lontane fra loro.
Il mondo, per lui, è la storia: Vittorie alate, Buddha, faraoni, imperatori romani, busti di statue antiche.
Tutti prendono vita in questa compenetrazione tra passato e memoria che costituisce lo scenario per l’epifania di ogni immagine. 
Il suo è un viaggio nel tempo e ogni viaggio è un ritorno al passato. Ritornando da questo viaggio, l’artista non dipinge a memoria, bensì dipinge la memoria, la rappresenta.
Figlio di Mnemosine, Pagliacci diventa il custode di un tempo racchiuso in una dimensione atemporale e trascendente, riuscendo a comunicare ai nostri occhi sogno e magia.

"Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”, scriveva Idro Montanelli.
Demiurgo del tempo tuttoPagliacci non ignora affatto il nostro passato. Non perde la memoria come lo smemorato di Collegno; al contrario, tende a recuperarla.
Allo stesso modo dell’archeologo, scava nelle profondità della storia e della memoria, sprofonda nella gabbia del tempo, per poi ritornare in superficie più forte che mai, stracolmo di quelle sue immagini di realtà mitiche, cariche di fierezza e di audacia.
Immagini di un passato glorioso che vivono in una dimensione onirica, incontaminate dalle vanità del nostro tempo e che sembrano emergere da un abisso profondo, come tesori preziosi.

La trans-historia di Pagliacci, non è altro che un attento e accurato gemellaggio tra tecniche artistiche mutuate dalle avanguardie del XX secolo: collage, dripping, fotografia e soprattutto uso di parole che si stampano sulla tela come formule magiche dal significato nascosto, in cui lo spettatore è chiamato a comprenderne il senso, a ricercare un legame tra la parola e l’immagine. Un legame che può  esserci oppure no. In questo caso, l’arte diventa possibilità di capire, di interrogarsi, di pensare.
Lo spettatore viene coinvolto emotivamente all'interno di queste opere che potremmo definire delle finestre da museo, in cui le immagini vengono liberate da quell'ambiente chiuso e cimiteriale, per essere esposte in ogni luogo e respirare e godere di un'autentica bellezza.
Se è vero che "l’opera d’arte deve essere figlia del suo tempo" (Kandinskji), vero è che quella di Pagliacci è figlia del tempo tutto, un’affascinante combinazione di forme, colori, linee e immagini fissate in un’unica dimensione, quella della tela.
Gli occhi dell’artista, a mò di cannocchiale, a mò di binocolo, isolano i singoli elementi della storia, quegli elementi di un passato glorioso, ricco di valori, per trasferirli sulla tela, dinanzi ai nostri occhi.
Noi non possiamo far altro che contemplare e assistere in religioso silenzio a quel messaggio che l’artista-Hermes ci porta da un universo lontano e misterioso, carico di evocazioni, in cui tutto sembra essere sacro, inviolabile, immortale, eterno e impassibile.
L'artista, quale pittore del tempo sincero, si comporta come il don Buti di L. Pirandello che, attraverso un cannocchiale, a lui molto caro, isolava i singoli elementi dell'universo intero (cielo, stelle, luna), perchè convinto che l’uomo ponesse molta più attenzione alle cose materiali della vita e che tralasciasse, invece, quel che di più emozionante, spirituale e meraviglioso Dio ci aveva donato.

Appropriarsi emotivamente di un’opera di Mirko Pagliacci vuol dire accettare una sfida. Una sfida che consiste nel conservare e allo stesso tempo diffondere un valore, un messaggio.
In una società targata XXI secolo, in cui tutto è moda, tutto è effimero, in cui i veri valori si sono smarriti e in cui i veri eroi non sono più i personaggi gloriosi della storia bensì quelli ridicoli dei reality, incontrare artisti, come Mirko Pagliacci, legati ai valori veri e genuini, è una rarità.
Se è vero, come scriveva Mallarmè, che il mondo è fatto per finire in un bel libro, vero è che per Pagliacci, il mondo è fatto per finire in un bel quadro.

2 commenti:

  1. Bella critica! Ottimo lavoro ...:)

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  2. Grazie mille Imma. Benvenuta nel mio blog ;)

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